La Festa del Giglio di Recale è una celebrazione religiosa, popolare e artistica dedicata a Sant’Antimo Prete e Martire, patrono della città. Ogni anno, nella prima domenica di giugno, la comunità rinnova il proprio legame con il Santo attraverso una manifestazione che unisce fede, memoria storica, arte della cartapesta, musica e partecipazione collettiva.
La festa non è soltanto un appuntamento religioso, ma un vero rito identitario: il momento in cui Recale si raccoglie intorno al suo Santo Patrono e alla sua macchina da festa più rappresentativa, il Giglio. Per molti recalesi, anche residenti lontano dal paese, i giorni della festa rappresentano un ritorno alle origini, un periodo di ricongiungimento familiare e comunitario.
Le origini della tradizione vanno comprese nel contesto storico dell’antica provincia di Terra di Lavoro, territorio che comprendeva, tra gli altri, Caserta, Aversa, Capua, Santa Maria Capua Vetere, Nola e numerosi altri centri dell’attuale Campania e del basso Lazio.
Secondo le ricerche antropologiche e storiche, già agli inizi dell’Ottocento molti contadini recalesi, impegnati nella coltivazione di canapa, granturco e tabacco, venivano reclutati dai maestri di festa di Nola per il trasporto delle macchine a spalla durante la Festa dei Gigli in onore di San Paolino. Questo legame diretto con la festa madre nolana contribuì alla nascita, anche a Recale, di una tradizione giglistica autonoma, adattata al culto del patrono locale.
Il collegamento tra Recale e la macchina da festa si concretizzò verso la fine dell’Ottocento, quando il Giglio fu introdotto per celebrare Sant’Antimo. Le prime testimonianze documentarie ufficiali risalgono al 1887, anno in cui una delibera della giunta comunale, ritrovata negli archivi storici, attesta la presenza della festa.
Fonti storiche locali raccontano la presenza di strutture simili al Giglio già poco dopo la metà dell’Ottocento. Tra i primi artigiani ricordati vi è Giovanni Battista, detto “Mastu Titto”, sarto del paese, seguito poi da Francesco Grauso di Puccianiello.
Per arrivare al primo Giglio vero e proprio bisogna attendere il 1894, quando il Comitato Agricoltori commissionò una struttura a Giovanni Spizzuoco, legato alla celebre bottega Vecchione di Nola. Da quel momento, la festa iniziò ad assumere una forma più definita e riconoscibile, inserendosi stabilmente nel calendario religioso e popolare della comunità recalese.
Negli anni successivi la realizzazione del Giglio fu affidata alla Bottega Vecchione, che contribuì in maniera decisiva alla crescita artistica della struttura fino al 1926.
Nel 1926 il Giglio venne vietato dal vescovo di Capua, Monsignor Gabriele Morimondo. La sospensione durò circa vent’anni, fino al 1946, quando il vescovo Monsignor Bartolomeo Mangino ne autorizzò nuovamente la realizzazione.
Durante gli anni di assenza della struttura, si diffuse l’utilizzo della cosiddetta Barca di Sant’Antimo, sulla quale veniva collocata la statua del Santo durante la processione. Questo periodo segnò anche alcune trasformazioni nel modo di vivere la festa: la banda musicale, che in precedenza suonava sulla base del Giglio, iniziò ad accompagnare la processione camminando davanti alla struttura; parallelamente si consolidò l’uso delle voci di comando come “Oh sotta sò” e “Oh izà”, destinate a guidare il movimento della paranza.
Dopo il ritorno del Giglio nel 1946, dal 1946 al 1949 la struttura fu realizzata nella forma classica a una sola facciata. A partire dal 1950, però, Recale recuperò definitivamente la sua veste più caratteristica: il Giglio a quattro facce.
La caratteristica che rende unica la Festa del Giglio di Recale è la presenza del Giglio quadrifacciale. A differenza di molte altre tradizioni giglistiche, Recale ha mantenuto una struttura decorata sui quattro lati, trasformando il Giglio in una vera opera d’arte visibile da ogni prospettiva.
Il Giglio è una struttura piramidale con anima in legno e rivestimento in cartapesta nolana. Ha una base quadrata, raggiunge circa 25 metri di altezza e pesa circa 30-35 quintali. I materiali utilizzati comprendono legno di pioppo, abete e castagno, chiodi forgiati, viti, bulloni, corde in canapa e cartapesta nolana.
La struttura è sollevata mediante 8 leve principali, dette Varre, che attraversano la base, e 16 leve mobili laterali, dette Varrielli. Attraverso questo complesso sistema di equilibrio, forza e coordinazione, il Giglio viene portato lungo un percorso di circa 3,5 chilometri che attraversa il centro storico di Recale.
La decorazione del Giglio cambia ogni anno e può rappresentare temi religiosi, artistici o culturali. La progettazione e la realizzazione sono affidate a botteghe specializzate nella tradizione giglistica e nella cartapesta, che custodiscono le tecniche della carpenteria e dell’arte decorativa.
Un altro elemento distintivo della festa è la presenza della statua lignea di Sant’Antimo sul Giglio. L’opera, scolpita nel 1822 dal maestro napoletano Antonio Vassallo, è realizzata interamente in ciliegio e richiama motivi del barocco napoletano.
La statua è inserita nel Catalogo Generale dei Beni Culturali ed è tutelata dalla Soprintendenza alle Belle Arti della provincia di Caserta. La sua collocazione sul porta musica del Giglio rafforza il legame tra devozione religiosa e spettacolarità della macchina da festa.
A Recale i portatori del Giglio sono chiamati Accollatori. Sono loro il motore fisico e simbolico della festa: circa 128 uomini formano la Paranza che solleva, trasporta e fa “ballare” il Giglio per le strade del paese.
Il movimento della macchina richiede forza, disciplina, sincronizzazione e una profonda conoscenza dei tempi della festa. Ogni alzata è il risultato di un gesto collettivo: un gioco di sguardi, comandi, contatti e movimenti guidati dal capo paranza e dai caporali responsabili dei quattro lati del Giglio.
Al di là dello sforzo fisico, il ruolo degli Accollatori ha un significato sociale molto forte. Durante la processione uomini di età, mestieri e condizioni diverse compiono lo stesso sforzo, camminando nella stessa direzione per onorare Sant’Antimo. In questo gesto si esprime una delle dimensioni più profonde della festa: l’unione della comunità intorno al Santo Patrono.
La musica ha sempre avuto un ruolo essenziale nella Festa del Giglio di Recale. Fino agli inizi del Novecento era consuetudine far scrivere ogni anno canzoni d’occasione per la festa. Tra i brani storici più ricordati vi è la “Tarantella per il Giglio”, composta dal maestro Luigi Salzano alla fine dell’Ottocento, ancora oggi legata al passo cadenzato del Giglio.
Un altro brano ricordato dalla tradizione è “’A Festa”, scritto nel 1925 da Luigi Di Giuliano. Con il passare del tempo, il rapporto tra banda musicale e Giglio è cambiato: dalla musica eseguita sulla base della struttura si è passati alla banda che accompagna la processione camminando davanti al Giglio, mentre le voci di comando hanno assunto un ruolo centrale nella guida della Paranza.
Secondo la tradizione agiografica, Sant’Antimo nacque a Nisa, nell’attuale Turkmenistan, l’11 settembre 255. Sacerdote durante l’Impero Romano, visse al tempo delle persecuzioni contro i cristiani ordinate da Diocleziano.
Antimo continuò la sua missione di predicazione e conversione nonostante le leggi imperiali. Arrestato e imprigionato in Asia Minore, fu poi liberato dopo aver ottenuto la guarigione del proconsole Faltonio Piniano, che si convertì al cristianesimo.
Trasferito in Italia, Antimo proseguì la sua opera di evangelizzazione lungo la Via Salaria. La tradizione racconta che, dopo essere stato gettato nel Tevere con una pietra legata al collo, venne miracolosamente salvato da un angelo. In seguito, l’11 maggio 305, fu decapitato per ordine del proconsole Prisco.
La Festa del Giglio in onore di Sant’Antimo è iscritta dal 2018 nell’Inventario del Patrimonio Immateriale della Campania (IPIC), come bene immateriale legato alla tradizione, alla devozione e alla cultura popolare del territorio.
Questo riconoscimento certifica il valore della festa non solo come evento religioso, ma come patrimonio vivo della comunità: una celebrazione capace di unire arte, fede, tecnica costruttiva, memoria storica e partecipazione popolare.
Ancora oggi, ogni anno, la Festa del Giglio di Recale rinnova un rito antico e profondamente sentito. Per la comunità recalese è molto più di una festa: è un tempo speciale, quasi un “Natale in giugno”, in cui famiglie, amici e devoti tornano a ritrovarsi sotto il segno di Sant’Antimo e del suo Monumentale Giglio.